giovedì 23 luglio 2009

Tra ronde e intendenti


Il governo italiano, attraverso la promulgazione del DDL sulla sicurezza, si accinge a istituzionalizzare le “ronde” dei cittadini, il Comune di Firenze si appresta invece a istituire gli “intendenti”, deputati a monitorare il degrado della città.
Sono ormai quasi 11 anni che rivesto il ruolo di coordinatore del Progetto di Vigilanza Ambientale degli Amici della Terra di Firenze, attività che in pratica ha portato le guardie ecologiche dell’associazione a ricoprire buona parte degli incarichi che saranno chiamati d’ora in avanti a svolgere sia le ronde che gli intendenti.
Sulla scorta dell’esperienza diretta maturata vorrei tentare di esprimere il mio parere ed avanzare qualche suggerimento, spero, utile.

L’idea delle ronde nasce da un’esigenza di maggiore sicurezza da parte dei cittadini e dalla constatazione che gli organi deputati a rivestire tale ruolo, per una moltitudine di fattori, non sempre riescono a garantirlo.
Sono un grande appassionato di cinema, adoro il genere western e la figura dell’eroe che, pistola o fucile alla mano, ha il coraggio di farsi giustizia da solo. Ma è probabile che la mia ammirazione per certi personaggi da film derivi dalla constatazione che il cinema è una cosa, la realtà un’altra, o che per lo meno la realtà oggi sia ben diversa da quella rappresentata in film ambientati in un’epoca lontana dalla nostra almeno cent’anni.
Sono perciò contrario all’istituzione delle ronde se queste dovessero costituire solo uno strumento per garantire ai cittadini la loro sicurezza. Per questo ci sono già gli organi competenti.

La sicurezza la si ottiene non con la creazione di un rigido stato di controllo, bensì con meccanismi di maggiore coinvolgimento di tutti gli appartenenti alla comunità sociale; la sicurezza si ottiene garantendo lo stato sociale al maggior numero di persone possibile; la si ottiene, (guarda un po’), combattendo ed eliminando il degrado e, soprattutto, rendendo consapevoli i cittadini di quelli che sono i ruoli, i limiti invalicabili, i diritti e i doveri di ciascun appartenente ad una comunità. Questo è quanto ci hanno insegnato 11 anni di esperienza sul campo attraverso il progetto della Vigilanza Ambientale a Firenze.
Sorrido alla notizia del recente divieto di somministrare gli alcolici ai minori istituito dal Comune di Milano. Non sono e non saranno mai, a mio parere, i soli divieti e le restrizioni ad eliminare un problema.
L’esigenza dell’istituzione delle ronde nasce poi anche da un altro fattore preponderante: le difficoltà d’integrazione create dalla società multirazziale che ormai contraddistingue anche la realtà del nostro Paese. Eppure le vere difficoltà integrative non derivano dagli extracomunitari che giungono in Italia, bensì dagli italiani stessi che faticano ad accettarli.
La società multirazziale è una risorsa e occorre accettarla perché non farlo significherebbe, quello sì, autoemarginarsi.
Tuttavia non sono contrario alle ronde in generale, a prescindere, perché credo che se correttamente utilizzate, queste potrebbero trasformarsi in uno strumento utilissimo.
Prima di passare alla mia proposta vorrei però analizzare la questione “intendenti” ed il progetto del Comune di Firenze che li coinvolge, perché ritengo che in realtà stiamo affrontando due facce del medesimo problema.

Come Amici della Terra ci siamo sempre battuti per diffondere la conoscenza delle problematiche e, attraverso di essa, rendere consapevoli del proprio ruolo i cittadini e così responsabilizzarli in prima persona. E’ quanto abbiamo fatto anche con l’istituzione delle cosiddette “guardie ambientali” o “ecologiche”, che dir si voglia, affidando loro il preziosissimo ruolo di informare, responsabilizzare e coinvolgere la cittadinanza sulle tematiche del degrado urbano.
Oggi abbiamo la tendenza a ricordare fin troppo bene quali sono i nostri diritti, ma tendiamo invece con facilità a dimenticare che, come cittadini, abbiamo anche molti obblighi e doveri.
L’idea di fondo del nostro progetto è stata proprio quella di non vietare nulla a priori, non reprimere, ma piuttosto ricordare ai frequentatori di un’area pubblica, un giardino, uno spazio verde che il senso delle regole ivi vigenti era quello di contribuire al benessere di tutta una comunità e che per tale ragione tutti erano chiamati al rispetto di quelle regole nel loro stesso interesse.
Sono fermamente convinto che quella intrapresa da noi ben 12 anni fa sia tuttora la strada migliore e più efficace da percorrere.

Una semplice constatazione: oltre il 50% delle problematiche connesse al cosiddetto “degrado” che affligge una città è causato direttamente o indirettamente dai suoi stessi abitanti che poi, per assurdo, sono i primi a lamentarsi delle brutte condizioni in cui versa la loro città.
Questo accade non perché siamo solo un popolo di furbi e maleducati. Siamo piuttosto, e lo penso con convinzione, degli incoscienti e inconsapevoli, degli “ignoranti” nell’accezione latina del termine, ovvero “ che non sanno” e dunque che non si rendono conto.
Consentire, attraverso il dialogo, la presa di coscienza di questo semplice stato di fatto, è stato il passo fondamentale verso la buona riuscita del nostro esperimento.
Tutto questo però può non essere sufficiente.
Un’altra facile tendenza di oggi è quella di attaccare appena possibile le amministrazioni pubbliche perché non rispondono subito alle istanze dei cittadini e non provvedono immediatamente a ripristinare un certo stato delle cose. Il problema delle amministrazioni, oltre a quello della lentezza burocratica di certi iter, è però quello di arrivare alla conoscenza di certe problematiche.
Se mi perdonate la facile battuta: anche le amministrazioni sono “ignoranti”!
E’ proprio questo secondo compito di sensori della realtà cittadina, di tramite tra cittadino e istituzione, tra rilievo di un problema e notificazione di quel problema in tempi rapidissimi all’amministrazione pubblica competente, che potranno e dovranno svolgere gli intendenti.
E’ fondamentale infatti il ruolo di ascoltare le istanze provenienti dalla città sia per il cittadino che si sente così parte attiva, che per il Comune che ha modo di dimostrare la sua presenza e il proprio interesse sul territorio che è chiamato ad amministrare.
Trovo tuttavia delle lacune anche nel progetto della nuova amministrazione e mi permetto di sottolinearle con spirito assolutamente costruttivo.
Apprendo dai giornali (sarà vero?) che s’intende dotare ogni sentinella di scooter elettrico e di telefono palmare.
La prima questione che sollevo è la seguente: che costo avrà questo progetto per il Comune? Il Comune ha calcolato oltre ai costi d’investimento, anche quelli che occorreranno per il mantenimento in maniera duratura di questa iniziativa?
In tempi di crisi economica, siamo certi che sia davvero necessario tutto quanto previsto attualmente dal progetto?!
L’acquisto di questi palmari da assegnare ad ogni singolo intendente è davvero indispensabile?
Sempre sulla scorta della mia esperienza sul campo, considero fondamentale, ad esempio, che venga istituito un sistema di “filtraggio” delle segnalazioni raccolte dagli intendenti. Sarebbe un errore permettere ad ognuno di loro di procedere direttamente ad effettuare tale compito, con il serio rischio, specie nei primi mesi di attività, che si creino fenomeni d’intasamento dei canali informativi.
Chi stabilirebbe infatti in questo modo le priorità d’intervento? Chi potrebbe evitare, ad esempio, la doppia segnalazione del medesimo fatto avvenuto sul territorio di confine tra due o più rioni? Siamo poi sicuri che tutti gli intendenti abbiano da subito la capacità di distinguere tra fattori di effettiva emergenza ed altri che possono temporaneamente essere soprasseduti a vantaggio di altre urgenze?
Ricordate la favola di Esopo e dell’episodio di “al lupo, al lupo …” ?
E i 30 scooter elettrici?
Le guardie ambientali degli Amici della Terra si spostano abitualmente in bicicletta oppure con gli autobus. Firenze non è New York, se poi dividiamo la città in ben 32 rioni credo che l’intendente potrebbe benissimo muoversi a piedi, ( come fanno tra l’altro i Carabinieri di Quartiere), oppure in bicicletta avendo una competenza territoriale ben definita e ristretta. E poi è camminando tra le persone che può nascere il contatto umano, il prezioso colloquio attraverso il quale venire davvero a conoscenza delle esigenze della popolazione.
Insomma, in tempi di crisi, ritengo sarebbe doveroso cercare di realizzare l’intero progetto, prevedendo una minore spesa di realizzazione, tanto più perché questo non comprometterebbe in alcun modo i suoi buoni esiti e perché credo fermamente nella sua globale validità.
Con i dovuti accorgimenti, dunque, sono convinto che il progetto di Firenze non solo potrà ottenere ottimi risultati ma anzi costituire un esempio esportabile anche altrove.
Come?
Ecco la mia proposta-provocazione: trasformiamo tutte le ronde d’Italia in “intendenti” sul modello fiorentino!
E facciamo ancor di più: creiamo delle “ronde multi etniche” composte sia da privati cittadini, italiani da sempre, e nuovi extracomunitari appena arrivati da noi.
Affidiamo a queste squadre così formate il compito di coadiuvare gli organi competenti, coinvolgendo nel progetto proprio quegli elementi che per primi, se abbandonati o emarginati, potrebbero un domani costituire una delle ragioni principali dell’insicurezza degli altri cittadini.
Costituiamo ronde d’intendenti composte anche da extracomunitari, responsabilizzandoli, e offriamo loro il compito preziosissimo di tutelarci e contribuire al benessere dell’intera cittadinanza.
Tutto questo però seguendo appunto non il modello “ronda”, bensì quello delle “sentinelle dell’ambiente”, che con la sola arma del dialogo e dell’ascolto si muovano per le nostre città ad informare il cittadino, ed al contempo, ad osservare, ascoltare, recepire e trasmettere ai vari organi competenti quanto apprendono.
Sono certo che una buona parte dei problemi legati alla sicurezza e al degrado dei nostri centri abitati svanirà in un batter d’occhio.

Infine mi preme fare una precisazione: non vorrei mai che tale incarico fosse affidato ad una singola associazione come gli Amici della Terra e considero invece fondamentale che questa iniziativa venga gestita direttamente dal Comune di Firenze, (ottima l’idea di utilizzare gli ex vigilini, offendo loro un’opportunità d’immediata ricollocazione), perché questo sicuramente le garantirà maggiore peso politico, efficacia e attendibilità.

Dunque ben vengano le ronde, specie se esse saranno composte da intendenti sentinella, e ben venga (con qualche piccolo accorgimento) il progetto del Comune di Firenze e svolga - ecco il mio auspicio - il ruolo di battistrada per trasformare le ronde del resto d’Italia in “gruppi di ascolto” delle singole realtà locali. Sarebbe una piccola rivoluzione, significativa eppure difficile da realizzare, ne sono consapevole. Sognare e provare a metterla in atto però non ce lo vieta nessuno.

Michele Salvadori
Presidente
Amici della Terra Firenze Onlus

Per maggiori info sulla Vigilanza Ambientale vai su:http://www.amicidellaterra.org


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giovedì 16 luglio 2009

Amici della Terra: eolico - il gioco non vale la candela


Rosa Filippini, presidente nazionale di Amici della Terra, ieri nel corso di una conferenza stampa ha spiegato le ragioni del no da parte dell’associazione all’uso indiscriminato dell’eolico, (che utilizza la forza del vento per produrre energia elettrica).
In sintesi, i punti principali dell’intervento sono i seguenti:
1. Il contributo dell’eolico alla produzione di energia elettrica è e resterà marginale anche in futuro.
2. Gli incentivi per le energie rinnovabili che ogni italiano si troverà invece a dover pagare sulle proprie bollette sono destinati a salire in maniera tutt’altro che marginale.
3. E’ necessario distinguere tra le fonti rinnovabili utili alla causa ambientale (come biomasse e fotovoltaico) e quelle meno utili o addirittura potenzialmente dannose (come appunto rischia di divenire l’eolico).
4. Il meccanismo degli incentivi sull’eolico in Italia si presta alle facili speculazioni.
5. Il consumo del territorio per l’installazione dell’eolico è in proporzione 7 volte maggiore a quello del fotovoltaico.
6. Al contrario, seguire la strada di una sempre maggiore efficienza energetica consentirebbe tra l’altro di evitare la futura costruzione di nuove centrali nucleari.

Per maggiori info vai su:http://www.amicidellaterra.it

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lunedì 13 luglio 2009

La discarica di Case Passerini a Firenze

Questo breve filmato ( circa 10 min.) è stato girato circa un anno fà dal sottoscritto in occasione del sopralluogo effettuato per le riprese del docu-film "Non buttarti via" di Giuseppe Ferlito.
Oggi la discarica di Firenze è in pratica chiusa per raggiunti limiti di capienza.
video

domenica 12 luglio 2009

Cartesio e la dissonanza cognitiva

Chiunque di noi, anche un bambino, sa che inquinare è un atto sbagliato. Pertanto chiunque di noi, a specifica domanda, risponderà: “Certo, non dobbiamo inquinare il nostro pianeta”.
Nella sua vita quotidiana però, per qualche ragione, questo principio assolutamente virtuoso e condivisibile, non sempre, quella stessa persona lo applicherà. Perché?
Gran parte della cultura occidentale risente ancora dell’influsso della filosofia cartesiana, (ricordate il filosofo Cartesio, quello della celebre frase: Cogito, ergo sum - Penso, dunque sono, esisto - ?) ed in particolare della netta separazione tra corpo e mente, da essa proposta, ovvero della netta scissione tra razionalità ed affettività, tra natura e cultura.
Questa visione del mondo svaluta purtroppo la realtà concreta, concependola come semplice merce di scambio, finendo così per creare indifferenza e incuria verso le cose e l’ambiente che ci circonda.
Tradotto in termini esemplificativi: ecco che potremo far fare la cacca sotto il marciapiede di casa al nostro cane senza preoccuparci di raccoglierla, arrampicarci su di un’opera d’arte antica di qualche secolo, senza preoccuparci di staccarne un pezzo, abbandonare rifiuti tossici in un luogo inidoneo senza curarci delle conseguenze e degli effetti sulla salute degli abitanti di quella zona, renderci autori dei più efferati crimini contro l’ambiente e il paesaggio, senza che questi gesti ci procurino il minimo senso di colpa.
Tutto questo riusciamo a farlo grazie a quel fenomeno individuato per primo dallo psicologo americano Leon Festinger e conosciuto come “dissonanza cognitiva”.
Ecco di cosa si tratta: quando una persona nel compiere un’azione, combina assieme due comportamenti tra loro coerenti essa è palesemente soddisfatta, (consonanza), quando invece i comportamenti che prevede la sua azione sono palesemente in contrasto tra loro,(dissonanza), quella persona tende a rimuoverne uno dei due.
Esempio: sono un salutista convinto; perciò cerco di curare la mia forma fisica e mangiare cibi sani e di provenienza biologica certificata. Ciò mi gratifica e mi rende soddisfatto di me stesso, ( questa la definiremo consonanza cognitiva).
Al contrario, so che inquinare l’ambiente è sbagliato ma farlo mi semplifica la vita e mi garantisce un certo benessere economico. Questo provoca in me uno stato, appunto, di “dissonanza cognitiva” che mi procura un certo disagio psichico che debbo assolutamente risolvere al più presto.
Risultato: decido di smettere di credere che la salvaguardia dell’ambiente sia poi così importante …
Michele Salvadori
Presidente
Amici della Terra Firenze Onlus

Siamo in troppi?

Oggi le statistiche affermano che gli abitanti della Terra stanno per raggiungere il numero di 7 miliardi. Io penso che una buona parte delle ragioni per cui il nostro pianeta versa in cattive acque sia sicuramente da ascrivere a questa considerazione.
Siamo davvero in tanti, troppi, forse.
2.000 anni fà, all'epoca in cui nasceva Cristo, si calcola che sulla Terra vivessero circa 160 milioni di persone. In 2.000 anni ci siamo moltiplicati in maniera esponenziale.
Ma l'aspetto più grave è un altro: gli esperti garantiscono che entro il 2.050 gli abitanti della Terra saliranno a 9 miliardi!
Tra le tante conseguenze del sovrappopolamento del nostro pianeta, citiamo il surriscaldamento e il conseguente innalzamento del livello dei mari (nella foto un orso polare, specie gravemente minacciata dallo scioglimento dei ghiacci).
Che fare?